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Amarcord (1973)

Nella Rimini degli anni trenta l'adolescente Titta cresce fra educazione cattolica e retorica fascista. Suo padre, Aurelio, è un capomastro anarchico e antifascista: sulle sue spalle oltre i due figli, la moglie e l'anziano padre, piuttosto arzillo, vive anche il cognato sbruffone e perdigiorno, lo zio "Pataca". Suo fratello Teo è invece chiuso in manicomio.

La cittadina è popolata da personaggi singolari, come Volpina la ninfomane, Giudizio il matto, Biscein il fanfarone, l'avvocato dalla retorica facile, il motociclista esibizionista, il cieco che suona la fisarmonica. Titta frequenta il liceo cittadino, dove le interrogazioni si alternano agli scherzi a insegnanti e compagni.

La sua vita erotico-sentimentale si divide fra l'inarrivabile Gradisca, i grossi seni della tabaccaia e i balli d'estate al Grand Hotel spiati da dietro le siepi. Con il borgo condivide il trascorrere delle stagioni, con i fuochi per festeggiare l'arrivo della primavera, e gli eventi, il passaggio della Mille Miglia e quello del transatlantico Rex, la visita del gerarca fascista e il nevone. La morte della madre e il matrimonio di Gradisca segnano la fine della sua adolescenza.

"Non è la memoria che domina i miei film. Dire che i miei film sono autobiografici è una disinvolta fregnaccia. Io la mia vita me la sono inventata. L’ho inventata apposta per lo schermo. Prima di girare il primo film non ho fatto altro che prepararmi a diventare alto e grosso abbastanza e a caricarmi di tutta l’energia necessaria per arrivare un giorno a dire ‘azione!’. Ho vissuto per scoprire e creare un regista: niente altro. E di niente altro ho memoria, pur passando per uno che vive la sua vita espressiva sui grandi magazzini della memoria. Non è vero niente. Nel senso dell’aneddoto, di autobiografico, nei miei film non c’è nulla. C’è invece la testimonianza di una certa stagione che ho vissuto. In tal senso, allora sì, che i miei film sono autobiografici: ma allo stesso modo in cui ogni libro, ogni verso di poeta, ogni colore messo su tela, è autobiografico".
(Federico Fellini inIl film “Amarcord” di Federico Fellini, a cura di Gianfranco Angelucci e Liliana Betti, Cappelli, Bologna, 1974, p. 95)

Interpreti:
Bruno Zanin : Titta
Pupella Maggio : Miranda la madre di Titta
Armando Brancia : Aurelio il padre di Titta
Stefano Proietti : Oliva il fratello di Titta
Giuseppe Lanigro : il nonno di Titta
Nandino Orfei : il "pataca" zio di Titta
Ciccio Ingrassia : Teo lo zio matto
Carla Mora : Gina la cameriera
Magali Noël : la Gradisca
Luigi Rossi : l'avvocato
Maria Antonella Beluzzi : la tabaccaia
Josiane Tanzilli : la "Volpina"
Domenico Pertica : il cieco di Cantarel
Antonino Faà di Bruno : il Conte di Lovignano
Carmela Eusepi : la figlia il Conte di Lovignano
Gennaro Ombra : Biscein
Gianfilippo Carcano : Don Balosa
Francesco Maselli : Bongioanni il professore di scienze
Dina Adorni : signorina De Leonardis la professoressa di matematica
Francesco Vona : Candela
Bruno Lenzi : Gigliozzi
Lino Patruno : Bobo
Armando Villella : Fighetta il professore di greco
Francesco Magno : il preside Zeus
Gianfranco Marrocco : il ragazzo Conte Portavo
Fausto Signoretti : il vetturino Madonna
Donatella Gambini : Aldina Cordini
Fides Stagni : la professoressa di belle arti
Fredo Pistoni : Colonia
Marcello Di Falco : il Principe
Bruno Scagnetti : Ovo
Alvaro Vitali : Naso
Ferdinando De Felice : Cicco

Premi:
1974
Oscar per miglior film straniero, Nastro d'argento per miglior regia (Federico Fellini), miglior soggetto originale
(Federico Fellini e Tonino Guerra), miglior sceneggiatura originale (Federico Fellini e Tonino Guerra)
1973-1974
David di Donatello per miglior regia (Federico Fellini)
1975
Nomination Oscar per miglior regia (Federico Fellini) e migliori soggetto e sceneggiatura originali
(Federico Fellini e Tonino Guerra), Premio Bodil (Copenaghen) per il miglior film europeo
1974
Premio NYFCC (New York Film Critics Circle) per il miglior film e per la miglior regia (Federico Fellini)
1975
Premio della critica SFCC (Le Syndicat Français de la Critique de Cinéma) per il miglior film straniero
1974
Premio Kinema Jumpo (Tokyo) per la regia (Federico Fellini) del miglior film straniero

Il poster Amarcord

Scena dal film di Fellini

Immagine della nava da Amacord

Un fotogramma del film

Pagine consigliate:

- Biografia Fellini
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